Il confronto genera conoscenza, libertà e democrazia. L'indifferenza e l'ignoranza generano corruzione e malgoverno. Il dogma e il pregiudizio ideologico generano integralismo e conflitti.
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lunedì 14 marzo 2011

IO MI VERGOGNO - TERZA LETTERA AL MANIFESTO

Gabriele Levy è un professore universitario che vive a Torino, questa sua lettera pubblicata su Kolot.it mi è stata segnalata da una collega che ho conosciuto recentemente in Afghanistan e che ho deciso di pubblicare senza commenti, così come mi è giunta.


Cari amici, è passato molto tempo dalla mia ultima lettera; continuo a leggere il Manifesto e continuo a porvi delle domande, ma purtroppo non ricevo da voi delle risposte.
Io mi vergogno di vedere sul web un sito che si chiama “Ebrei Contro l’Occupazione”, che chiede ad Israele di ritirarsi prima da tutti i territori occupati, e poi di ritirarsi del tutto, sparire, per ottenere i “diritti legittimi del popolo palestinese”, riportando nei suoi confini sette milioni di profughi, presunti o veri, cancellando così l’unico stato ebraico del mondo.
Io mi vergogno che ci siano ebrei che vogliono restituire il Muro Occidentale, cuore del cuore ebraico. Il muro a cui gli ebrei non avevano accesso dal 1948 al 1967.
Io mi vergogno che ci siano ebrei contro lo stato ebraico, quando esso altro non è che l’assicurazione sulla vita di tutto il popolo ebraico.
Io mi vergogno a leggere che ieri, in pieno Shabbat, due arabi armati sono entrati in una casa ebraica ed hanno ucciso a coltellate un padre, una madre e tre figli, uno di 11, l’altro di 4 e l’ultima, neonata di quattro mesi. Come si fa ad uccidere un esserino di 4 mesi a coltellate? Quale livello di salute mentale c’è in uno che fa un gesto del genere? A Gaza stamattina i miliziani di Hamas distribuivano caramelle alla popolazione per festeggiare l’omicidio di una neonata di 4 mesi. A me sembra che l’Islamismo sia una malattia mentale di massa, esattamente come lo fu il Nazismo. E che la cosiddetta “sinistra” continui ad evitare di rendersene conto. Gheddafi in queste ore sta macellando migliaia di esseri umani che chiedono democrazia e libertà.
E gli “Ebrei contro l’occupazione” protestano contro Israele… Solo il grande Fellini potrebbe descrivere una situazione così grottesca.
Siete contro l’occupazione di cosa, esattamente? Tutta la Palestina è territorio occupato, vero? Ma quando mai è esistito uno stato chiamato Palestina? Dal 1948 al 1967 i “Territori occupati” erano in mano giordana. E la striscia di Gaza in mano egiziana. Perchè a quel tempo nessuno chiedeva la costituzione di una stato palestinese? Alcune settimane fa è stato pubblicato uno studio realizzato da, e solo da, giornalisti arabi. Ebbene, da questo studio risulta che negli ultimi 30 anni sono morti circa 11 milioni di islamici nelle guerre, negli attentati e in quant’altro dello stesso stile. Il 96% di questi morti ammazzati è stato ucciso da islamici stessi. Il 3,9% e’ sato ucciso dagli eserciti occidentali. Israele ha ucciso solo lo 0,1% di islamici ed arabi. Eppure voi continuate ad accusare Israele di essere il principale responsabile della sofferenza dei popoli arabi.
Io mi vergogno anche solo a sentire il termine “Territori occupati” riferito a Giudea e Samaria, quando qui dietro, in Francia, ci sono 25 zone del paese che si chiamano “Zone urbane sensibili”, in cui ne’ la polizia, ne i pompieri e neppure i medici possono entrare perchè li vige un altra legge, la Sharia. Quelli sono i veri Territori Occupati. La comunità ebraica di Malmoe, in Svezia, sta emigrando, perchè in città il 60% degli abitanti è islamista. Ed anche violento. In Inghilterra la corte costituzionale ha deciso che la Sharia può essere utilizzata come legge civile, e sono sorti centinaia di tribunali islamici. Stanno nascendo sotto i nostri occhi i quartieri dove le donne sono trattate come bestie, dove un clero islamista medievale spinge le masse all’odio verso chi è Dhimmi, non islamico.
Io mi vergogno a vivere in una città come Torino, dove girano sempre più donne con il burka, ma se giri con una kippà in testa vieni picchiato a sangue, al grido di “itbach el yahud”, “massacriamo l’ebreo”. Ho visto questo con i miei occhi. Torino, città capitale della Resistenza. Abbiamo pianto milioni di morti per la Libertà e la Giustizia. Ed ora cediamo questi principi e questi diritti ad una banda di malati di mente chiamati Imam integralisti.
Io mi vergogno a sentir chiamare la Barriera di difesa “Il muro dell’apartheid”: per anni i terroristi della Cisgiordania salivano sugli autobus israeliani, dove viaggiavano esseri umani di tutte le religioni e di tutti i colori, e si facevano esplodere al grido di “Allah hu akbar”. Da quando c’e’ la barriera di difesa il numero degli attentati terroristici è sceso del 95%. No, dico, ci siamo già dimenticati delle scene dei brandelli di carne che ciondolavano dagli autobus israeliani esplosi tra il 1993 ed il 2003? Quello è il muro della vita, non dell’apartheid. Serve a salvare vite umane. Tra 50 o 500 anni, quando gli islamisti avranno imparato a non odiare, forse lo butteranno giù, come il Muro di Berlino nel 1989.
Alcuni mesi fa nel corso dei negoziati Netanyahu ha offerto ad Abu Mazen un piccolo scambio di territori: Israele si tiene un pezzo di Cisgiordania in cambio di un eguale pezzo nella Israele pre-67 dove vi sono solo villaggi arabi, che passerebbero così alla Palestina.
E sapete cosa è successo? Gli arabi residenti in Israele si sono ribellati chiedendo di rimanere in Israele. Come sarebbe a dire? Gli arabi israeliani preferiscono rimanere cittadini di seconda classe in Israele, piuttosto che diventare cittadini di prima classe in Palestina? Ma sono matti? Oppure hanno capito che se nascesse la Palestina, loro si troverebbero a vivere nel cinquantanovesimo stato islamico del mondo, dove un regime dittatoriale e fascista governa sbattandosene altamente dei diritti umani e della libertà, della democrazia e della giustizia sociale?
Alcuni giorni fa i manifestanti libici a Bengazi esponevano un cartello con la scritta in Inglese: USA, EUROPE: PLEASE HELP US!”. Sabato scorso una manifestazione di anarchici e noglobal ha attraversato San Salvario con in cima al corteo un grande striscione bianco su cui c’era scritto “USA ed Europa fuori dalla Libia!” Ma dov’è la vostra coerenza, cari compagni? Con chi state? Con chi chiede democrazia e libertà o con chi li reprime?
Sino ad ora Israele si è tenuta ben fuori dal fuoco che sta sconvolgendo il mondo arabo. Ed ora giro per San Salvario e vedo manifestini attaccati al muro che invitano a partecipare alla Flottilla numero 2, con accanto le immagini delle rivolte arabe correnti. Solo questo ci mancava: andare a far casino anche a Gaza, per supportare il regime fascista di Hamas, che domina con la violenza un popolo oppresso.
A Gaza i mercati sono pieni di cibo, anche in questi giorni. La fame è altrove: in Egitto ed in Libia, in Siria e tra gli schiavi/lavoratori stranieri del Golfo Persico. Mi sembra che avete poche idee, ma ben confuse, cari compagni.
Tra poche ore l’Italia compie 150 anni. Di questi 130 sono stati anni di democrazia e libertà. Non male, per un paese immerso nel Mediterraneo. Le masse arabe ci stanno chiedendo aiuto, vogliono la democrazia e la libertà. I ribelli chiedono aiuto, come lo chiedevano i partigiani agli alleati durante la seconda guerra mondiale. L’Italia potrebbe avere un ruolo determinante nel Mediterraneo, in appoggio della lotta dei popoli per la libertà. E voi scrivete sui vostri manifesti di uscire dalla Libia?
In queste ore quel delinquente di Gheddafi sta vincendo a suon di bombe e morte la guerra contro gli insorti. E che cosa fate voi per aiutare le forze democratiche arabe? Chiedete di non intervenire? Pensate se durante la seconda guerra mondiale ci fosse stato un movimento pacifista che chiedeva nelle piazze il non intervento degli alleati… Senza gli americani e gli inglesi avremo ancora quel pazzo di Hitler tra i piedi….
A volte mi chiedo se sto sognando o se è vero: i compagni appoggiano i fascismi mediorientali, con la scusa dell’antimperialsimoo con quella dell’antisionismo. E’ anche grazie a questi compagni che il nostro paese si sta spostando a destra. Più i “compagni” appoggeranno i fascismi mediorientali, e più la gente voterà a destra. Anzi, la destra di oggi è già la nuova sinistra. Si sono semplicemente invertiti i ruoli.
Gianfranco Fini è molto più di sinistra di Bertinotti. Bertinotti non ha mai visitato un Gulag. E’ quasi ora che lo faccia. Forse potrebbe salvare la faccia. Almeno la sua.
Gabriele Levy

sabato 4 settembre 2010

A PROPOSITO DI LAPIDAZIONE


La triste storia della lapidazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani ha brevemente acceso l'attenzione dei media sul modo con cui in alcuni paesi islamici viene concepita la legge ma soprattutto sulla considerazione che la donna ha all'interno di quelle società governate da logiche totalmente opposte a quelle delle democrazie occidentali.
Il caso di Sakineh non è un caso isolato è solo "uno" degli innumerevoli casi giunto all'attenzione della stampa internazionale.

L'Occidente dopo un lungo percorso durato secoli cita per la prima volta i Diritti Elementari dell'Uomo nella Dichiarazione D'indipendenza degli Stati uniti nel 1776; venti tre anni dopo, nel 1789, sarà la Rivoluzione Francese a diffondere questi valori in Europa per giungere nel 1948 alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo sottoscritta dall'Assemblea delle Nazioni Unite.

Dopo oltre due secoli anche l'Islam nel 1979 diffonde, attraverso l'Organismo della Conferenza Islamica, un documento pressoché sconosciuto e comunque disatteso in cui prende in esame i diritti e i doveri fondamentali dell'Uomo, ma non in quanto tale ma solo in riferimento alla religione islamica!


Negli ultimi anni altri organismi islamici su pressione dell'occidente hanno cercato di formulare un modello islamico dei diritti dell'uomo che non ha modificato la sostanziale differenza tra la concezione  dell'uomo nelle democrazie occidentali e quella islamica totalmente condizionata da contenuti di natura religiosa che conducono sempre a plateali azioni di giustizialismo barbaro e crudele, come appunto la lapidazione.

Nel mondo islamico la legge, Shar'ia, è la Legge di Dio e come tale regola e governa tutte le cose dell'uomo. E' facile capire che con queste premesse il concetto occidentale di "diritto" entra in totale collisione.
Le fonti della Shari'a sono il Corano e gli editti del Profeta (Sunna) e come tali non modificabili; in pratica la Shari'a non è modificabile e chi prova a modificarla è reo di offesa ad Allah.

In questa incongruenza è il limite ma anche la grande forza espansionistica del dogma islamico.

Il Diritto occidentale, che è bene ricordare deriva dal diritto romano,  pur avendo dei riferimenti precisi e  immutabili si è modificato nel corso dei secoli adattandosi ai costumi dell'uomo e modificando il concetto di morale corrente, a riguardo basterebbe citare la fine del delitto d'onore, sparito dal nostro Codice Penale solo nel 1981, ma comunque sparito!

La Shari'a tra le varie punizioni spesso concepite secondo la legge del taglione, prevede la pena di morte in quattro casi: omicidio ingiusto, adulterio, apostasia, bestemmia contro Allah e in alcuni paesi ciò vale anche per l'omosessualità, anche se quest'ultimo caso rappresenta un'ulteriore discrepanza con la legge coranica, perché chi ha avuto occasione di vivere in un paese governato dalla Shari'a sa quanto sia diffusa l'omosessualità e la pedofilia spesso senza neppure il pudore della riservatezza.

In questo contesto appare in tutta la sua tragica realtà la condizione della donna nel mondo musulmano e delle sofferenze che nascono da un ruolo di totale sottomissione fisica e psichica all'uomo come stato di cose naturali; sottomissione che si esprime in molti modi, attraverso il velo o le brutali mutilazioni con cui, con un aberrante senso della morale religiosa, si sopprime la libertà ed il piacere sessuale femminile .

Ad Herat ho avuto occasione di visitare il carcere femminile costruito dal PRT (Provincial Rencostruction Team) della Brigata Taurinense, dove molte delle 120 donne ospitate erano li perché condannate a 4 anni per adulterio o a due anni per avere bevuto una birra!
Anche l'abbandono dal marito per sfuggire alle violenze è considerato adulterio. Le adultere o le bevitrici di birra carcerate di Herat considerano il carcere una fortuna! E non solo perché imparano un lavoro e migliorano la loro cultura avendo con se i figli, ma perché vivono in un ambiente pulito dove è assicurato il vitto e dove soprattutto sono salve dalla crudeltà della Shari'a.
A poca distanza c'è un ospedale, anche questo costruito con i fondi italiani, questa volta della Cooperazione del nostro Ministero degli Esteri.
In questo ospedale ci sono molte donne assai meno fortunate di quelle che sono finite in carcere;
quelle che si sono salvate dalla lapidazione sono state sfregiate dai mariti che nel momento che le hanno ripudiate (perché ormai vecchie o perché si sono ribellate alla violenza domestica) per sancire il loro potere hanno brutalmente deturpato il loro corpo.
Nessun uomo ci risulta finisca in carcere per questo nei paesi islamici.
Molti studiosi sono convinti che la fine espansionistica dell'islam finirà a causa delle donne, le più pronte ad intuire i cambiamenti e battersi affinché avvengano.
(A.T.)